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archivio > Archivio sulla sinistra>Alleluja: tutti quanti in Vaticano, (il programma comunista, n. 8, 9-23 maggio 1966)

aggiornato al: 20/07/2009

il programma comunista, n. 8, 9 -23 maggio 1966

Proprio bello e attuale questo articolo di quaranta e rotti anni fa che prende in considerazione sia il problema della religione ed il rapporto della Chiesa  con il partito del proletariato  sia il rapporto  tra la Chiesa e il  potere politico borghese.

Con il partito del proletariato è presto detto: il partito non c'è quindi oggi non c'è nessun rapporto (come dovrebbe essere) anche se quella forza controrivoluzionaria che fu il PCI votò nel 1947 prima di essere estromesso dal governo, l'articolo 7 (di cui si parla nell'articolo) che era quello che inseriva i Patti Lateranensi nella Costituzione (anche un partito politico della borghesia non dovrebbe avere rapporti con la Chiesa).

Quanto al rapporto tra Chiesa e potere politico di oggi siamo, come lo siamo da sempre, al massimo. Qui di fronte al puttaneggiare e al costume sessuale dei piani alti del potere (cui solo «Famiglia Cristiana» accenna a una tiepida protesta) ci si potrebbe chiedere se il papa assolverà il papi  e ci sentiamo di rispondere di sì visti tutti i soldi che ci sono in ballo. Sarebbe da leggere quanto un bravo giornalista (per essere bravi basta essere onesti) scrive nel suo sito (http://www.pinonicotri.it) di cui riportiamo solo poche frasi:

Il ministro della Pubblica (d)Istruzione, tale signora Gelmini, vuole estendere a livello nazionale ciò che già è pratica corrente nella sua amata Regione Lombardia: vale a dire, regalare soldi pubblici a chi decide di mandare i figli alla scuola privata. Che in Italia è quasi sempre cattolica. Teniamo presente che la Regione Lombardia ha dato nell’ultimo anno ben 44 milioni di euro di sussidi a chi manda la prole alle private, cioè “dai preti” o “dalle monache”. Moltiplicando 44 per il bel numero delle regioni italiane salta fuori una cifra decisamente di tutto rispetto, dirottata dalle nostre tasche e da aggiungere ai più o meno 2 miliardi di euro che la Chiesa già incassa a vario titolo dal remissivo Stato italiano.

Se questo non bastasse si potrebbe passare alla lettura di un bel libro uscito dal poco: Ferruccio Pinotti, Udo Gümpel, L'Unto del Signore L'intesa con il Vaticano, la nascita di Forza Italia, le oscure origini di una grande fortuna. Affari, fede e potere nell'Italia secondo Silvio, Bur, giugno 2009.

Al momento comunque godiamoci questo vecchio articolo.

 

 

 

Alleluja: tutti quanti in Vaticano!

 

Il diavolo in sottana nera ha sempre fatto, periodicamente, la sua comparsa nelle file del movimento operaio; preso per le corna e messo energicamente fuori, non ha mai rinunziato, coriaceo com'è, a tornare all'assalto. Perfino l'Internazionale Comunista, nel giugno 1923, a quattro anni dalla sua fondazione, era costretta a richiamare severamente partiti e compagni a quello che mai si sarebbe supposto che potesse uscire dalla memoria: che esiste incompatibilità di principio fra l'accettazione di una visione integrale del mondo come il marxismo, le cui parti stanno o cadono tutte insieme (e una di queste parti è la negazione di ogni trascendenza), e la professione di una fede religiosa - professione che, mostro ideologico in dottrina, significa in pratica la porta spalancata a un mezzo potente di annebbiamento dei cervelli proletari e di inoculazione in essi delle virtù di santa rassegnazione al destino di sfruttati; e che, preso l'abbrivio, finisce nell'inevitabile accettazione di quelle colonne portanti dell'ordine di S.M. il Capitale, che sono le Chiese - qualunque odore abbia il loro incenso.

Ripeté dunque l'Esecutivo Allargato del giugno 1923 (ricorderanno Terracini e Scoccimarro di averci messo la firma, una delle tante apposte in una lunga carriera ai più contraddittori documenti?): «I comunisti esigono che la religione rimanga questione privata di fronte allo stato borghese; ma non possono e non devono sostenere la tesi che la religione sia una questione privata in rapporto al partito comunista. I comunisti esigono che lo Stato borghese come tale non abbia legami di sorta con la religione, e che le associazioni religiose non siano in alcun modo raccordate al potere statale borghese... Essi mirano a sottrarre allo Stato borghese ogni possibilità di concedere alle associazioni ecclesiastiche o religiose appoggi materiali od altri. Ma il partito comunista non può essere in alcun caso indifferente al fatto che singoli suoi membri, anche solo come «privati», si dedichino alla propaganda religiosa. Il partito comunista rappresenta un'associazione liberamente e volontariamente conclusa di militanti coscienti e d'avanguardia dell'emancipazione della classe operaia. Questa avanguardia non può e non deve professare indifferenza per la credulità, l'incultura e l'oscurantismo religiosi. Essa ha il dovere non solo di educare i suoi membri, nel senso dell'incondizionata fedeltà a un certo programma politico con le sue rivendicazioni e i suoi statuti, ma di infondere in essi la visione del mondo unitaria e nettamente definita del  marxismo, di cui l'ateismo è una componente essenziale».

Era l'abc. Passarono vent'anni di stalinismo sotto i ponti della storia, e coloro che prima avevano trasformato l'Internazionale in una specie di compagnia di assicurazione contro gli incendi sociali e per la difesa della democrazia (o del «socialismo in un solo paese», che era un'altra via per arrivarci e, comunque, per tenerla mondialmente in piedi), poi l'avevano seppellita, riemersero dalla seconda guerra imperialistica recando al mondo borghese la offerta scandalosa di un partito «marxista» che accoglieva nel suo seno uomini e donne aderenti a qualunque ideologia; che votava con l'art. 7 lo stretto legame fra potere statale e chiesa cattolica; che oggi lancia un ponte di dialoghi untuosi e inverecondi fra «la visione del mondo unitaria e nettamente definita del marxismo» e il suo contrario - la visione altrettanto unitaria e nettamente definita del cattolicismo, o dell'islamismo, o del buddhismo, - come se si trattasse di dottrine indifferentemente esposte sul banco del droghiere, interscambiabili nella sostanza, solo diverse nella marca; e che, infine, si genuflette alla  chiesa e al suo pastore, versando lacrime di tenerezza per la loro conversione al ... pacifismo e offrendo in cambio il ramoscello verde di una coesistenza perpetua...

«Avvenimento storico», ha detto l' Unità commentando l'andata di Gromiko alla Canossa vaticana. E storico è certo, ma come lo è,  perfino nei libri di scuola, ogni tradimento. Il «paese del socialismo» non è più la rocca dell'esercito mondiale della rivoluzione anticapitalista: è uno Stato fra Stati liberi ed uguali, e non solo nel suo codice diplomatico ma nel suo programma politico è iscritto come parte integrante il rispetto dell'indipendenza reciproca, la non ingerenza negli affari altrui, il buon vicinato: insomma, il salamelecco. E questo sarebbe ancora «poco»: ma per il paese che dice di aver attuato il «socialismo» chiesa e Stato non sono più delle forze politiche e sociali, degli organi di classe (della classe avversa), degli strumenti di conservazione; non li si combatte, ci si discute; non basta discuterci, si può fare un pezzo di strada - e se possibile tutta la strada - insieme, verso che cosa? ma è chiaro - verso la pace, la quale non è più la conquista ultima di uno scontro di classe da cui il proletariato mondiale sia uscito vittorioso per sempre sui bracci secolari e spirituali del potere borghese; è un tesoro «di tutti gli uomini», siano dominanti o dominati,  sfruttati o sfruttatori, un bene per conquistare il quale tutti «debbono unirsi, indipendentemente dalle loro convinzioni e religioni» - Breznev e Paolo VI al vertice; il proletario e il suo padrone ( e il confessore del padrone) alla base. Addio contrasti e lotte di classe: beliamo tutti insieme: Disarmo, Limitazione delle armi nucleari, Coesistenza pacifica, dimenticando noi quello che essi sanno che il capitalismo è: guerra!

Lenin al II Congresso dell'Internazionale: «Ogni partito che voglia appartenere alla III Internazionale ha l'obbligo di smascherare non soltanto il socialpatriottismo dichiarato, ma anche la falsità e l'ipocrisia del socialpacifismo; deve dimostrare sistematicamente agli operai che, senza l'abbattimento rivoluzionario del capitalismo, nessuna corte arbitrale internazionale, nessuna discussione sulla riduzione degli armamenti, nessuna riorganizzazione «democratica» della Società delle Nazioni, potrà salvare il genere umano da nuove guerre imperialiste».

Il rappresentante di un potere statale che ha mummificato Lenin si appella oggi non solo all'erede della lega ginevrina, l'ONU, ma a quel vitale suo complemento e mondiale che è il Vaticano, perché salvino l'insieme dell'umanità dal flagello di nuovi massacri! Tutta la china è stata percorsa, punto per punto - nell'abbraccio del trono e dell'altare. La pace? Sì, la pace del cimitero in cui si è seppellito tutto: il potente grido di battaglia del marxismo, un secolo e mezzo di eroiche lotte operaie, l'Ottobre folgorante, l'Internazionale come guanto di sfida proletario gettato a tutto un mondo.

La pace della terra dei morti.

 

il programma comunista, n.8, 9 - 23 maggio 1966