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archivio > Archivio sulla sinistra>Costruttori di seminari (Il Programma comunista, n.1, 5 - 20 gennaio 1955)

aggiornato al: 16/03/2012

Il Programma comunista, n. 1, 5 - 20 gennaio 1955
Un bell'articolo dei primi anni cinquanta sui rapporti tra stalinismo e religione. Il rapporto fu sempre di pedissequa sottomissione, come mostra bene l'articolo, dello stalinismo alla religione e alla Chiesa fosse quella ortodossa o quella cattolica. La fama antireligiosa di quel potere e di quegli stati (Russia e paesi satelliti) è solo mito, difficile ancor oggi da cancellare.
 
 
Costruttori di seminari
 
In seguito ad un accordo intervenuto tra le autorità statali e l'episcopato polacco nei giorni scorsi, - riferisce L'Unità del 4 dicembre - è stato inaugurato a Varsavia un nuovo istituto cattolico che ha preso il nome di Accademia di teologia.
La notizia segue di una ventina di giorni appena la pubblicazione sulla Pravda della risoluzione del Comitato centrale del partito comunista dell'Urss che, come si ricorderà, verteva sulla posizione dei comunisti di fronte alla religione. In una lunga nota dedicata al commento della risoluzione che apparve nel penultimo numero di questo foglio dimostrammo, con citazioni di Lenin, come il modo di concepire la lotta antireligiosa dei dirigenti moscoviti si identifichi perfettamente, nella più generosa interpretazione con i pregiudizi del materialismo ateo accettabile dalla borghesia, che pretende di spiegare le origini della religione e quindi i mezzi per combatterla al di fuori della teoria della lotta di classe. Dimostrammo, altresì, con dati, cifre e statistiche ricavate da un libro apologetico sulla Russia, come la pretesa separazione della Chiesa dallo Stato rimane in Russia come in tutti i paesi capitalistici una pura formalità costituzionale, essendo notorio che le chiese e i seminari si mantengono in Russia con il denaro e la protezione dello Stato e riproducemmo, sempre dal libro-bibbia del menzionato laudatore del regime, dati precisi che provano che lo Stato russo ricostruì a proprie spese, nel dopoguerra tutte le chiese distrutte dagli eventi bellici.
La notizia che giunge fresca fresca dalla Polonia non ci dice nulla che non sapessimo già: dietro il paravento delle opposizioni teoriche alla religione il bastardo movimento stalinista o democratico-popolare che sia, persegue una forcaiola politica di conservazione e rafforzamento della superstizione religiosa e dell'organizzazione chiesastica.. Mentre in Russia Krusciov licenzia alle stampe una risoluzione del CC vidimata dalla sua firma in cui in cui si dichiara guerra (a chiacchiere) contro la religione in nome della scienza, in Polonia, a Varsavia le autorità dello Stato demo-popolare elargisono al cattolicesimo polacco nientemeno che una Accademia di teologia! Se fosse vero quanto smammano i giornali che sostengono i governi democratici atlantici e il Vaticano, l'Accademia di teologia polacca avrebbe dovuto riunirsi nelle cantine di Varsavia come i cristiani primitivi si riunivano nelle catacombe.
Alla inaugurazione solenne della nuova Accademia di teologia (uno degli aspetti della «rivoluzione» democratico-popolare è dunque la sostituzione del sostantivo «seminario» con quello di  «accademia?!» erano presenti i rappresentanti del governo popolare, i rettori dell'Università di Varsavia e di Cracovia e il rettore dell'Università cattolica (altro esempio di lotta antireligiosa!) di Dublino, numerosi docenti degli atenei polacchi e un folto gruppo di studenti in rappresentanza dell'episcopato cattolico. Il vescovo di Varsavia, monsignor Waclaw Majewskj «ha celebrato una messa solenne e ha rivolto alla nuova scuola cattolica l'augurio di un proficuo lavoro al servizio della Chiesa cattolica e della repubblica popolare polacca» . (Unità)
Ecco come sono fatti gli stalinisti, i democratici popolari! Sul piano teorico si sputano le risciacquature nauseanti dei principi liberal-massoni del calibro della «libera Chiesa in libero Stato». Se poi, il radicalismo fa voti, riesumano addirittura le posizioni di Lenin, attuali all'epoca della lotta rivoluzionaria contro il semifeudalesimo zarista che si imperniavano sulla formula: «la religione, affare privato di fronte allo Stato».
Il disegno strategico di costringere, sul terreno rivoluzionario, lo Stato semifeudale a trattare la religione come un affare privato, non perseguiva certamente una mera riforma istituzionale, ma, al contrario, mirava a separare il «potere temporale» zarista dal «potere spirituale», per indebolire entrambi ed abbatterli. Gli stalinisti pretendono di uniformarsi nella pratica a tale principio. Anche se lo facessero non cesserebbero di essere dei controrivoluzionari, perché la rivoluzione comunista si lascia decisamente indietro la riduzione della religione ad «affare privato», lottando conseguentemente per la soppressione delle cause della religione.
I falsari stalinisti, i quali in tutti i campi della teoria rivoluzionaria, hanno devastato e compromesso i risultati faticosamente ottenuti, pretendono di rifarsi ai principi dello «affare privato» in materia di religione. Ma che fanno in pratica? Costruiscono nuovi centri di diffusione delle credenze religiose, aprono nuove fumerie di «oppio del popolo», e mandano i rappresentanti dei loro governi a presenziare alle cerimonie inaugurali, essendo compreso nel loro mandato l'obbligo di assistere alla celebrazione elle messe propiziatrici!
Coloro, e purtroppo sono migliaia, che sognano di farsi partigiani filorussi nelle eventuali future competizioni armate tra occidente ed oriente, sappiano che, tra le conquiste «storiche» da difendere, ci sono pure le accademie di teologia e le università cattoliche dei paesi di democrazia popolare.
 
il programma comunista, n. 1, 5 - 20 gennaio 1955